Bonus impianto elettrico: cos’è? I chiarimenti dell’autorità

Nei giorni scorsi la categoria ha chiesto all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) un intervento a chiarimento del cosiddetto “Bonus Impianto Elettrico”, la semplificazione giornalistica con cui è stata divulgata l’informazione inerente il contributo per l’ammodernamento delle colonne montanti vetuste.

La notizia per come è stata riportata da alcuni organi di stampa, infatti, non è precisa ma sta alimentando le aspettative dei consumatori che chiedono agli impiantisti elettrici di aver applicato il bonus di 1.200 euro.

Invece, il riferimento corretto è la delibera ARERA n 467/2019/R/eel (su cui Confartigianato Elettricisti è intervenuta in sede di consultazione) che introduce una regolazione sperimentale, per il triennio 2020-2022, finalizzata all’ammodernamento delle “colonne montanti vetuste” della rete di distribuzione dell’energia elettrica all’interno degli edifici (in pratica la “linea in sviluppo prevalentemente verticale facente parte di una rete di distribuzione di energia elettrica che attraversa parti condominiali al fine di raggiungere i punti di connessione, in stabili con misuratori di energia elettrica non collocati in vani centralizzati”).

L’obiettivo, nel tempo, è di agevolare il superamento degli ostacoli che i distributori di energia elettrica possono incontrano quando devono ammodernare i propri impianti più vetusti per mantenere in sicurezza l’esercizio della rete di distribuzione a fronte delle crescenti richieste di aumento di potenza da parte dei clienti finali.

L’ammodernamento delle colonne montanti vetuste (ovvero antecedenti al 1970 oppure costruite tra il 1970 ed il 1985 con criticità individuate dal distributore) consiste nel rinnovo sia delle opere elettriche sia delle opere edili (opere murarie o cavidotti esterni al muro) e può avvenire, o meno, contestualmente all’operazione di centralizzazione dei contatori.

Si chiarisce altresì che tali interventi rientrano tra le attività di manutenzione e sviluppo spettanti all’impresa distributrice per le cui opere vengono anche definiti i costi unitari massimi, differenziati per livello di pregio delle finiture edili (fino ad un massimo di 1.200 euro per unità abitativa).

Sotto il profilo operativo, quindi, l’impiantista elettrico non rientra nel processo.

La procedura si avvia, infatti, con l’informativa preliminare da parte del distributore di energia al proprio cliente che prospetterà anche la sottoscrizione di un accordo sui costi, tempi e modalità per l’ammodernamento delle colonne montanti vetuste; proseguirà con l’esecuzione dei lavori da parte del condominio che dovrà conservare specifica documentazione da esibire al distributore per ottenere il rimborso e successivamente si concluderà con il rimborso al condominio da parte del distributore stesso che attribuirà i costi allo specifico Conto ( “Conto per la perequazione dei costi di trasmissione, distribuzione e misura dell’energia elettrica, nonché dei meccanismi di promozione delle aggregazioni di cui all’articolo 54 del TIT”).