DL DIGNITÀ – Disposizioni che ridimensionano i contratti a tempo determinato preoccupano e deludono le piccole imprese

Il ‘Decreto dignità’, il primo atto organico del Governo Conte in tema di economia e lavoro, contiene disposizioni che preoccupano artigiani, commercianti e piccole imprese e deludono le aspettative di una reale virata delle politiche del lavoro e fiscali in grado di favorire un’accelerazione dei livelli di crescita che, principalmente a causa del deterioramento del quadro internazionale, mostrano qualche segnale di rallentamento. Questo decreto, motivato da temi di sicuro rilievo, come la lotta alla precarizzazione del lavoro, al contrasto dei processi di delocalizzazione e a semplificare gli adempimenti fiscali a carico di professionisti e imprese, nella sua pratica articolazione ha prodotto l’irrigidimento nell’utilizzo dei contratti a termine, cioè proprio di quei contratti che hanno permesso negli ultimi anni di sostenere la nuova occupazione, l’introduzione dei maggiori vincoli per i beneficiari di aiuti pubblici che rischiano di penalizzare solo le piccole e medie imprese e alcuni parziali alleggerimenti degli adempimenti fiscali”. Infatti, riguardo all’ambito delle risorse umane, il provvedimento, in vigore dal 14 luglio 2018, agisce principalmente su 4 temi:

  1. Modifica alla disciplina dei contratti a tempo determinato: il decreto prevede che il contratto a termine A-causale possa essere stipulato per una durata massima di 12 mesi, elevabili fino ad un massimo di 24 mesi solo in presenza di oggettive motivazioni (esigenze di carattere tecnico/organizzative, sostitutive o connesse a incrementi temporanei non programmabili dell’attività). Le motivazioni dovranno risultare da atto scritto ed essere quindi chiaramente esposte sulla lettera di assunzione o sulle eventuali proroghe. Le proroghe effettuate all’interno di 12 mesi non dovranno necessariamente contenere la motivazione. Viene anche ridotto il numero delle possibili proroghe, che passa dalle attuali 5 a 4. Da ultimo il decreto chiarisce che le nuove disposizioni trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del decreto in esame nonchè ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del decreto.
  2. Allungamento del termine per l’impugnazione del contratto a tempo determinato: la scadenza per la valida impugnazione passa da 120 a 180 giorni.
  3. Indennità legate alle tutele crescenti: in caso di licenziamento giustificato, per le aziende che occupano oltre 15 dipendenti, l’indennità stabilita dal giudice per l’estinzione del rapporto sarà pari  a 2 mensilità dell’ultima retribuzione  per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 6 (in luogo delle 4 precedentemente previste) e non superiore a 36 mensilità (in luogo delle 24 precedentemente previste).
  4. Incremento contribuzione per i contratti a tempo determinato: Il decreto prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale (attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali) a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.

Trattandosi di un decreto legge, dovrà essere convertito in legge con le procedure parlamentari, e in sede di conversione potrebbero essere  apportate altre modifiche