ECONOMIA, POLITICA E LAVORO: i temi al centro della Summer School

La prospettiva dell’ultimo quadrimestre del 2018 è caratterizzato da una crescente incertezza sul fronte dell’economia globale e delle relazioni all’interno dell’Unione europea, con influenze sugli orientamenti della politica monetaria e di quella fiscale.

Sono questi i focus tematici della Summer School di Confartigianato che si è aperta a Roma il 10 settembre 2018.

L’economia internazionale registra i rischi di una escalation della guerra commerciale tra Usa e Cina – allargata all’Unione europea – che potrebbe aggravare la frenata dell’export: al netto della stagionalità il volume delle esportazioni nel primo trimestre 2018 scende del 2,2% rispetto al trimestre precedente e nel secondo trimestre 2018 rimane in territorio negativo (-0,2%). Aree interessate da forti turbolenze – come Libia ed Iran – sono strategiche per l’approvvigionamento energetico, rappresentando il 17,8% dei nostri acquisti di petrolio e gas.

Le crisi finanziarie di economie emergenti quali Turchia e Argentina si sovrappongono alla marcata flessione della domanda di made in Italy in Russia (-4,6% nei primi sei mesi del 2018). Il susseguirsi del segno negativo nella dinamica congiunturale dell’export nei primi due trimestri del 2018 ha condizionato la crescita del PIL che nel secondo trimestre si ferma allo 0,2%.

Secondo le previsioni estive della Commissione europea l’Italia è il Paese dell’Eurozona che crescerà meno nel 2018 (+1,3% vs. +2,0% Uem) e nel 2019 (+1,1% vs. +1,2% Uem). A dieci anni dal fallimento di Lehman Brother, con cui si data lo scoppio della Grande crisi, l’Italia registra un PIL pro capite inferiore del 6,9% rispetto ai livelli pre crisi mentre nell’Eurozona è superiore del 5,2%, negli USA dell’8,6% e in Germania addirittura del 12,2%.

Nonostante l’indice di fiducia delle imprese sia in peggioramento, nel secondo trimestre 2018 sono tornati a salire gli investimenti – dopo il calo del primo trimestre – sostenuti dagli incentivi fiscali di Impresa 4.0: salgono del 5% rispetto al trimestre precedente gli investimenti diversi dalle costruzioni, trainati dal +7,5% di Impianti e macchinari e dal +9,2% i Mezzi di trasporto. Ristagnano gli investimenti nelle costruzioni (+0,3%) e mantengono un basso profilo (+0,1%) anche la spesa delle famiglie e domanda pubblica. Sulla crescita del PIL l’effetto positivo di mezzo punto dato dagli investimenti compensa il mezzo punto in meno determinato dal saldo tra esportazioni e importazioni sul quale pesa la bolletta energetica che a giugno 2018 sale a 35,8 miliardi di euro (dato annualizzato), pari al 2,1% del PIL, con un aumento delle importazioni dell’11,3% nei primi sei mesi del 2018, tutto determinato dall’aumento dei prezzi delle commodities: nella pima metà dell’anno il valore medio unitario dell’import di Energia sale del 12,7% mentre i volumi importati scendono dell’1,3% (nel 2017 i prezzi salivano del 20,2% e i volumi importati del 6,0%). A giugno 2018 i prezzi all’importazione di Energia segnano un aumento tendenziale del 30,1%.

Le stime preliminari dei prezzi al consumo confermano, per il quarto mese consecutivo, la risalita dell’inflazione che ad agosto 2018 è dell’1,7%. L’aumento dell’inflazione è caratterizzato dai rialzi dei prezzi energetici (+7,6%) e, più limitatamente, dai rincari degli alimentari (+2,6%).  In Italia, benché in risalita, la core inflation – al netto di energetici e alimentari non lavorati – si mantiene inferiore al punto percentuale (0,9%). A luglio 2018 i prezzi alla produzione delle imprese manifatturiere salgono del 2,6%, ma al netto dell’energia la crescita si dimezza (+1,3%).

A giugno 2018 la produzione manifatturiera, al netto degli effetti del calendario, segna un aumento del 2,3% e  nei primi sei mesi del 2018 cumula un aumento del 3,2%, in miglioramento del +2,7% di un anno prima e la migliore performance degli ultimi sette anni. In negativo la produzione di energia elettrica e gas (-2,7%, era +6,5% un anno prima) mentre è statica la produzione di prodotti raffinati (era +3,4% un anno prima).

Nonostante la flessione registrata negli ultimi due mesi, nel trimestre maggio-luglio 2018 si stima una crescita degli occupati (+0,7% rispetto al trimestre precedente, pari a +151 mila); crescono nel trimestre i lavoratori a termine (+113 mila) e gli indipendenti (+54 mila) mentre registrano un lieve calo i dipendenti permanenti (-16 mila). Su base annua, a luglio l’occupazione cresce dell’1,2%, pari a +277 mila unità: l’aumento si concentra sui lavoratori a termine (+336 mila) e segnano una ripresa anche degli indipendenti (+63 mila), mentre calano i dipendenti permanenti (-122 mila). Nei primi sei mesi 2018 positivo anche l’apprendistato: il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a giugno 2018 risulta positivo e pari a +71.000, in linea con quello registrato a maggio ma in aumento del 36,8% rispetto al saldo di 52 mila unità di un anno prima. Le sfide sul mercato del lavoro si intrecciano con gli interventi di politica fiscale quali detassazione degli investimenti digitali e reddito di cittadinanza in relazione alla sostituzione dei lavoratori con robot nei processi produttivi: un nostro recente studio evidenzia che in Italia il 26,6% degli addetti delle imprese (4,3 milioni di addetti) opera in settori ad alto rischio automazione; tale quota raddoppia (53,3%) nel settore manifatturiero mentre scende al 20,3% nei servizi. La digitalizzazione sta modificano la struttura del commercio. Nei primi sei mesi del 2018 ristagna il valore delle vendite del commercio al dettaglio mentre sale del 12,7% quello del commercio elettronico (vendite on-line effettuate da imprese che abbiano come attività prevalente o esclusiva la vendita al dettaglio attraverso internet).

prestiti alle imprese rimangono scarsamente dinamici e il credito alle piccole imprese segna una “crescita zero”. I tassi di interesse rimangono ai minimi, ma il rialzo dello spread sui titoli di stato di queste ultime settimane e la fine del Quantitative easing da parte della Bce – con la riduzione degli acquisti di titoli di stato – potrà determinare ricadute sul costo del credito delle imprese, nonostante la scelte di politica monetaria indichino bassi tassi di riferimento fino all’estate del 2019. In questa prospettiva potrebbe ridimensionarsi il sostegno alla crescita dato dagli investimenti.

Su queste tendenze si innesteranno le scelte di politica fiscale, al centro del dibattito in vista della prossima legge di bilancio, che avvieranno le riforme previste dal Governo tra vincoli delle regole europee e del debito pubblico e le esigenze di accelerare la crescita, ancora debole, dell’economia italiana.